mercoledì 28 dicembre 2011

Natale

Natale è nuovamente alle porte.
A prescindere dal fatto che non sono cristiano, quindi del Natale poco mi frega, decido comunque di sottostare alla legge del consumismo. O meglio, io i regali preferisco farli a Capodanno, come augurio di un anno ricco di sorprese, regali e di amicizia.
Però, aimè, essendo circondato da ‘classici consumisti sottomessi al sistema’, mi tocca adeguarmi, mio malgrado, in quanto loro ci tengono a ricevere i regali per Natale.
Certo è che cerco nel mio piccolo di uscire dagli schemi, almeno per quanto riguarda i regali.
Nel senso, cerco di farli almeno originali e spiazzanti, specialmente verso ‘la mia lei’.
Non mi piace adeguarmi al classico regalo stile anello, maglione, cellulare.
Troppo ordinari, troppo scontati.
Mi piace stupire, per quanto sia in mio potere.
Ad esempio, l’anno scorso le ho regalato alcune cose.
Alcune erano mirate, nel senso che sapevo che a lei piacevano, quindi le ho regalato una lampada e un libro che a lei sarebbero stati utili ed apprezzati.
Però il top l’ho raggiunto regalandole una cornice di vetro con dentro decine di mie foto in cui facevo le facce più sceme e ridicole possibili mischiate ad altre dove ero serio ed affascinante (…  J ). Da notare infine il tocco di classe: le foto le avevo incollate in modo tale che formassero un enorme cuore.
E se questa non è classe J
Il tutto è stato legato ad un biglietto d’auguri a ventaglio, dove ogni  lato del ventaglio conteneva una dedica specifica per il regalo che stava aprendo.
Quest’anno invece è stato più arduo.
O meglio, di idee ne avevo già in cantiere, ma erano tutti pensierini (ok, pensierini magari d’impatto, ma pur sempre pensierini).
Quindi le ho comprato:
1) un cuore ‘peloso’ rosso grosso quanto un pallone da calcio. Ma solo x’ l’aveva visto più volte in un autogrill e ha continuato a menarla che glielo comprassi (cosa non si farebbe per farla contenta J  )
2) il secondo libro di una trilogia filosofica/religiosa/esistenziale/echipiùnehapiùnemetta
3) un calendario da tavolo con 12 pagine corrispondenti ai 12 mesi, in cui ognuna ha una foto di noi in varie versioni, dal buffo all’idiota al romantico al serio.
4) un filmato di me che ballo una canzone stupida e faccio il pirla. Questa mi è venuta x’ così, anche quand’è triste, rivede quel filmato e se la ride di gusto
5)un ciondolo… Lo so, questo è ordinario. Però mi è piaciuto molto esteticamente: sono due… diciamo fili, uno nero e uno bianco, di pietruzze che s’intrecciano. Detto così non rende, ma dal vivo spacca J Diciamo più che altro che gliel’ho voluto regalare in quanto tutti gli altri regali erano poco costosi e quindi volevo compensare con qualcosa di valore.
6) Infine, questa le batte tutte, un regalo di quelli che fanno vomitare i sensibili di cuore J alcune premesse, però: non sono un romantico ne un tenerone, quindi certi regali li evito accuratamente. Però penso non tanto a ciò che piace a me ma a chi deve ricevere il regalo (com’è giusto che sia). Quindi, quest’ultimo regalo so che le piacerà.
Cos’è??? Rullo di tamburi: le ho regalato una stella!
O meglio, ho dato il suo nome ad una stella.
Per questo regalo ho fatto delle ricerche su internet: un sacco di siti propongono la vendita di questo attestato che conferma l’acquisto, a cifre che si aggirano sui 100 euro, se non di più.
Cercando meglio però ho scoperto che sono tutte fandonie x lucrare sul romanticismo delle persone: nessuna stella può possedere un nome acquistandone l’attestato via internet. In primis x’ tutte le stelle conosciute hanno già un nome. Secondo x’ è tutto monitorato da un ente che non permette questo genere di operazioni e 3° x’ tale ente non pemetterebbe di dare il nome e cognome di una persona ad una stella.
Quindi ho beccato un sito che forniva gratuitamente un attestato similare a quello di quei siti-truffa e l’ho scaricato.
Questo x’, come si suol dire, in certi casi basta il pensiero.
E questo è tutto.
Sono soddisfatto di questi regali x’ sono sicuro che piaceranno (e questa è la cosa più importante), sono tutto sommato originali (certamente di più di un paio di scarpe o di un cellulare) e dimostrano che anche questa volta non mi sono limitato a comprare un regalo il stile ‘non so cosa prendere, le compro la 1° cosa che mi viene in mente dato che domani è natale’.
E chissà, magari è anche un modo x darvi qualche spunto x queste feste!
Ve ne ho parlato anche per un altro motivo: per darvi uno spunto. Non tanto x’ credo che vi possano servire, quanto x’ è quello che avrei voluto trovare io in un blog: dei consigli per fare un regalo originale e fuori dai canoni.
Se non posso trovarlo io un blog del genere, x’ non lo dovreste trovare voi, approdando qui? J
E se anche voi avete fatto qualche regalo fuori dall’ordinario, lasciate pure un messaggio qui sotto: chissà che il prossimo anno non seguirò il vostro esempio!

E, sempre per restare in tema di Natale, vi voglio dire un’altra cosa: lavoro in un grosso negozio di elettronica (reparto telefonia), quindi potete immaginare quanta gente è venuta a comprare da me (alla faccia della crisi).
Lo ammetto: ne sono abbastanza disgustato. Nel senso, il consumismo così sfrenato per una festa alla fine puramente commerciale mi disgusta al quanto.
Intendiamoci, faccio parte anch’io di questa categoria: lo dimostrano i regali che ho comprato.
Ok, c’è chi spende 600 euro di regalo alla propria ragazza… Che, azzo, io ci farei almeno una settimana di ferie con una cifra del genere. Cmq, a prescindere dalla spesa, non so, mi sembra proprio un impulso irrazionale.
Vorrei che il tutto fosse più puro e semplice. Niente oggetti dispendiosi, niente regali fatiscenti ed esagerati, niente corsa ai regali per tutti i parenti/amici/ragazza.
Mi sta venendo un’idea più altruistica del natale.
Tipo, investire le proprio energie, che so, facendo una cena per i poveri.
Oppure, se proprio si vuol fare un regalo, che sia fatto con le proprie mani e non semplicemente un entrare in un negozio e comprare la cosa più costosa. Qualcosa che trasmetta il messaggio: ho investito energie e fantasia per farti un regalo originale e personale, intimo.
Ad esempio, il regalo che mi ha soddisfatto di più fare quest’anno ai miei colleghi è stato una raccolta di dvd con dei film che sicuramente piaceranno ad uno di essi: pochi euro per realizzarli ma un dispendio di energie discreto per cercare i film adatti al mio collega.
Ecco, così vorrei che fosse il prossimo Natale: all’insegna del regalo fai da te ma con tanto affetto.

Cambiando argomenti, ma restando sempre su questa festa: non sopporto neppure i consueti pranzi natalizi con baci, abbracci e auguri vari.
Come ogni anno, infatti, mi tocca andare a mangiare dai miei genitori. Presenti ci sono anche mia zia, mio zio e mia nonna.
Quindi via di baci sulle guance e auguri a tutti, vai di ‘grazie ma non dovevi’ per le inevitabili mance che mi danno, vai con le soliti chiacchiere e finto interesse per i loro discorsi da vecchi.
E ancora, pranzo da mezzogiorno alle 15.30 no stop a mangiare di tutto e di più (sia chiaro, comunque tutto molto buono e anni luce da ciò che cucino io di solito), con ancora l’abbiocco del giorno prima e la stanchezza del pre-natale lavorativo in un negozio (fare il commesso sotto natale è un inferno).
X’ non credere ad una festa e dover seguire l’iter classico mi mette in imbarazzo e mi dà pure un po’ di fastidio.
Ad esempio, faccio gli auguri e li ricevo. Ma alla fine non essendo credente, resto sul perplesso andante: x’ farli e x’ riceverli? X’ conformarsi al resto dell’umanità che sa che è solo un giorno consumistico che ha poco di altruistico (il giorno in cui tutti dovrebbero essere più buoni e poi nessuno che pensa, che so, ai poveri. Si fanno regali tra persone benestanti invece di donare a chi ha più bisogno… Mah, incoerenze del mondo moderno egoistico)?
Poi arrivano le mance dai parenti. E lì, ulteriore imbarazzo. X’ sono persone che vedo due volte l’anno e con cui ho poco a che fare, quindi ricevere soldi da loro lo trovo fuori luogo o meglio convenzionale. Loro li danno x’ ‘così si deve fare a Natale per il proprio nipote’ mentre io li ricevo x’… Cazzo, so soldi!!! E quindi mi sento anche un po’ ipocrita.
Anche x’ un conto è farsi i regali tra persone che si frequentano e si vogliono bene (tipo tra me e alcuni miei colleghi ci sta alla grande) ma tra parenti solo per convenzione…
E poi i pranzi… Non ce la faccio: è un sacrificio per me.
Vecchi che parlano di cose da vecchi: la pensione, gli acciacchi e i problemi legati all’età avanzata, conoscenti coscritti morti o malati e discorsi sul mangiare (come si prepara cosa e dritte e consigli). E in tutte queste chiacchiere, io resto lì, immobile. A volte mando qualche sms a qualche mio amico per fare gli auguri, altre volte ricambio i discorsi dei miei parenti con qualche mugugno, qualche sorriso di circostanza, qualche frase fatta buttata lì tanto per dare l’impressione di essere interessato.
Morale: cerco di essere di compagnia solo per compensare con la mia presenza la mancia che mi hanno dato, proprio per non fare quello che arraffa e poi si defila subito.
Lo so, sono un luogo comune.
Però, cavoli, con i soldi di mancia mi faccio una settimana di ferie all’estero… E scusate se è poco!
L’unica nota positiva di questo pranzo natalizio è stata quando mia zia e mio zio (ormai settantenni) hanno raccontato episodi di quando hanno fatto la guerra (la seconda): bombardamenti, tedeschi con i fucili puntati, bombe che esplodevano accanto a loro, cibo che raccoglievano nei bidoni della spazzatura dei tedeschi x’ loro (come tutti) erano troppo poveri, minacce di finire in qualche lager nazista che aveva la fama di essere un posto da dove non si usciva vivi, l’obbligo a combattere e a morire per la patria appena maggiorenni (e quindi, chi se ne frega della patria (quale patria, poi?); loro volevano solo vivere e diventare adulti), la continua fuga dai proprio nemici e anche dai propri compatrioti, la paura di morire quando in cielo passava un aereo e si vedeva qualcosa di sbrilluccicante staccarsi da esso (sarà una bomba? Meglio scappare nel dubbio), la minaccia ‘O ti arruoli o portiamo via tua nonna’.
Mentre mi raccontavano tutto questo pensavo a quanto siamo ridicoli e patetici noi, che viviamo pensando che i massimi problemi siano il cellulare che non prende, il piatto di pasta scotto, la benzina in aumento. Penso a ciò che noi definiamo paura e a quanto è poca cosa rispetto a vivere anni intorno a persone che sparano e ti vogliono uccidere e a bombe che esplodono tutt’intorno a te.
Penso a quelli che vanno dallo psicologo per un piccolo uno scompenso emotivo/esistenziale x’, che so, da piccoli venivano presi in giro dai compagni di classe o x’ il padre è stato a volte un po’ severo con loro o sono stressate x’ lavorano in fabbrica e non sono gratificate. Dicono di avere dei ‘fantasmi dentro’, o ‘il male dentro’ o gli incubi di notte… E poi penso agli incubi invece che si sono portati dietro i nostri nonni, che hanno visto adolescenti morire davanti o tra le braccia, genitori partire in guerra e non tornare più, nutrirsi degli avanzi o addirittura non nutrirsi x’ non c’era niente da mangiare, fucili puntiti a qualche spanna dal proprio petto e guardare la morte in faccia, bombe che cadono dal cielo e pensare che questa è la volta buona che ci lasciano le penne mentre tutto esplode tutt’intorno a loro…
Se penso a tutto questo mi prende una gran tristezza, x’ ci lamentiamo tanto in questi anni/decenni, ci preoccupiamo così tanto, quando in realtà viviamo bella bambagia e nel lusso e la vera paura è ben altra cosa e probabilmente non la proveremo neppure noi.

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